domenica 10 ottobre 2010

Screen/ing - Departures

La storia di Daigo, violoncellista disoccupato che torna al suo paese d'origine per cercare un nuovo lavoro e ritrova se stesso facendo i conti col passato.
In tre parole, la trama di Departures - premio Oscar come miglior film straniero nel 2008 - si potrebbe riassumere così, ma in realtà la bellezza di questo film risiede proprio nell'inusuale rappresentazione di questo classico rito di passaggio che è la ricerca di sé.

Il nuovo lavoro di Daigo in un'agenzia funebre, infatti, sottolinea - in modo assolutamente piacevole visto il tema - l'importanza di una partenza serena: per chi muore, per chi resta, per chi deve ricostruirsi una vita.
E lo fa attraverso la sacra rappresentazione della tradizione giapponese dell'ultimo saluto ai defunti, un rituale composto ed elegante come solo i giapponesi sanno essere, che non fa ricorso né al macabro né all'ironia spesso utilizzati per affrontare questo tema.

Un film poetico e per nulla scontato: insomma, imperdibile.


E visto che sono in tema di "neo"classici, a chi non li avesse ancora letti consiglio di correre a tuffarsi fra le pagine di Pastorale americana (P. Roth, Einaudi) e La versione di Barney (M. Richler, Adelphi).

1 commento:

siberia ha detto...

ne avevo sentito parlare tempo fa e devo dire che mi incuriosisce molto sia per la storia che sembra originale e poetica, sia per il tema antropologico della partenza e della morte (in parte è deformazione "professionale" la mia)..
sicuramente sguirò il tuo consiglio e non lo perderò :)